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Descrescita - Economia
Scritto da Vincenzo Bruno   
Martedì 07 Dicembre 2010 13:05

Riporto alcune parti del discorso "Il test di realtà sulleconomia di Tim Jackson". (Ricordatevi di attivare i sottotitoli in italiano)

Il concetto di prosperità come sforzo condiviso.

Allora è forse la vera via da perseguire per un reale cambiamento?

"Qual è l'obiettivo del consumatore? Si chiedeva Mary Douglas in un saggio sulla povertà scritto 35 anni fa; diceva:

”E' di aiutare a creare il mondo sociale e di trovare in esso un posto credibile”.

E' una visione profondamente umanizzante delle nostre vite, ed è una visione completamente diversa da quella che risiede al cuore di questo attuale modello economico (...) Quello che abbiamo fatto è stato creare delle economie, dei sistemi che sistematicamente privilegiano, incoraggiano uno stretto quadrante dell'animo umano (la ricerca egoistica di novità ed edonismo) e trascurano gli altri.

La soluzione diventa chiara, perchè non si tratta quindi di cambiare la natura umana, di ridurre le possibilità; si tratta di aprire, di concedere a noi stessi la libertà di diventare pienamente umani, di riconoscere le mancanze e l'ampiezza della psiche umana e costruire istituzioni per proteggere il fragile altruista di Rembrandt.

Che senso ha tutto questo per l'economia? Come sarebbero le economie se prendessimo questa visione altruistica della natura umana?

Potrebbe assomigliare alle 4000 imprese a statuto sociale che sono spuntate nel Regno Unito negli ultimi cinque anni e una crescita simile c'è stata per le imprese con responsabilità sociale, imprese che hanno obiettivi ecologici e sociali iscritti nei loro statuti al cuore stesso dell'impresa; imprese come Ecosia.

Ecosia è un motore di ricerca internet. I motori di ricerca internet funzionano ricavando entrate da link sponsorizzati che compaiono quando si fa una ricerca. Ecosia funziona più o meno allo stesso modo, la differenza è che Ecosia prende i ricavi allo stesso modo, ma destina l'80% di quelle entrate per un progetto di protezione della foresta pluviale amazzonica. Prende i rpofitti da una parte e li alloca nella protezione di risorse ecologiche.

 

E' un tipo diverso d'impresa per una nuova economia. Se volete è una forma di altruismo ecologico (...) quello che abbiamo bosogno che l'economia faccia è di mettere gli investimenti di nuovo al centro del modello, di ripensare gli investimenti come qualcosa che non insegua spensieratamente e senza posa la crescita dei consumi. Gli investimenti devono essere un affare diverso, devono proteggere e nutrire il parimonio ecologico da cui dipende il nostro futuro, devono riguardare la transizione, si deve investire in tecnologie a bassa impronta ecologica e infrastrutture per generare prosperità (...)

 

Ovviamente questo compito ha dimensioni materiali, sarebbe insensato parlare di persone che prosperano se non hanno cibo, vestiti e riparo. Ma è anche chiaro che la prosperità va al di là di questo, ha intenti sociali e psicologici, la famiglia, l'amicizia, l'impegno, la società, partecipare alla vita di quella società. E anche questo richiede investimenti, per esempio in posti dove ci si possa riunire dove possiamo partecipare, spazi condivisi, sale da concerto, giardini, parchi pubblici, librerie, musei, centri tranquilli posti di allegria e celbrazione, di tranquillità e contemplazione, posti per la “coltivazione di una cittadinanza comune”. Michel Sandel diceva; “un investimento non è più né meno che una relazione tra un presente condiviso e un futuro comune” e' chiaro che abbiamo una responsabilità nell'aiutare a far uscire dalla povertà i due miliardi di popolazione che vive ancora in quella condizione; è chiaro che abbiamo una responsabilità nel far posto alla crescita, dove la crescita conta davvero in quelle poverissime nazioni.

 

Ed è anche chiaro che non otterremo mai tutto questo a meno che non siamo capaci di ridefinire un senso significativo di prosperità delle nazioni più ricche, una prosperità che sia più significativa e meno materailistica del modello basato sulla crescita (...) Un filosofo africano, ha segnalato le similitudini tra questo nuova visione di prosperità e il concetto africano di ubuntu; ubuntu significa “io sono perché noi siamo”: la prosperità è uno sforzo condiviso (...) Non si tratta dunque di ostacolare la via dello sviluppo, di rovesciare il capitalismo, di cercare di cambiare la natura umana; quel che c'è da fare è di intraprendere pochi semplici passi verso un'economia adatta allo scopo. E al cuore di quell'economia, mettiamo una visione più credibile, più robusta e più realistica di cosa signifia essere umani.

 

Il membro Vincenzo Bruno e' registrato da Domenica 27 Settembre 2009.

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