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Plastic Planet il film documentario PDF Stampa E-mail
Descrescita - Articoli
Scritto da Massimilla Manetti Ricci   
Giovedì 01 Luglio 2010 15:16

Plastic Planet il film documentario sui danni della plastica


PlasticPlanet.jpgI film documentario sono un efficace canale di informazione per denunciare abitudini e consumi di vita quotidiana che ci portiamo a braccetto senza neanche farci troppo caso.

Così è stato per il film 'Supersize me' di Morgan Spurlock, pellicola denuncia contro la qualità del cibo di Macdonald's ed ora è la volta di Plastic Planet, documentario sull'inquinamento del derivato del petrolio (come se non bastasse il top kill del Golfo del Messico) del regista viennese Werner Boote presentato nell'ambito di Cinemambiente a Torino proprio in questi giorni.

E' molto vasta, accurata e lunga la documentazione raccolta prima di girare il film: 10 anni di viaggi durante i quali l'autore ha incontrato scienziati, politici e industriali, alla ricerca degli effetti di quei 60 milioni di tonnellate annue di plastica prodotti e dell'impatto sul nostro corpo e sull'ambiente.

 

«Durante la lavorazione del film io e la mia troupe abbiamo deciso di farci fare le analisi del sangue, racconta il regista, avevamo tutti quantità impressionanti di sostanze chimiche provenienti dalla plastica».

Una delle più pericolose è il bisfenolo A, un reagente che serve a produrre il policarbonato, cioè il materiale di cui sono fatte molte bottiglie, il rivestimento delle lattine di cibo, i biberon. Una sostanza che, rilasciata in cibi e bevande, ritroviamo nelle urine del 93% dei soggetti sottoposti a controlli, secondo i Centers for Disease Control and Prevention americani.

Già conosciamo il bisfenolo sotto accusa per i biberon che lo contengono e messi al bando da alcuni paesi come l'Austria, la Danimarca, il Canada e la California, mentre in Italia, le segnalazioni prodotte non hanno ancora ottenuto risultati: sul sito dell'Istituto superiore della sanità, nella pagina sul bisfenolo (datata 2008), si legge: «In base alle conoscenze attuali, non ci sono motivi scientifici che precludono l’uso di biberon in plastica. Le stime effettuate dall’EFSA hanno mostrato che l’esposizione della popolazione europea a bisfenolo A attraverso la dieta anche in neonati allattati esclusivamente con biberon in plastica è notevolmente inferiore al valore di assunzione giornaliera tollerabile. E per tutti gli altri contenitori? Non c'è traccia di commento. Fatto sta comunque che aziende come Chicco si sono adeguate ed hanno introdotto i biberon Bpa-free anche in Italia. Ci sono ormai numerosi studi che ne hanno accertato la pericolosità anche come causa di tumori, sterilità, obesità e malattie cardiache» dice Boote.

Agisce come un ormone sintetico: è in grado cioè di imitare gli estrogeni femminili e dunque, una volta ingerito, può interagire con i sistemi ormonali dell'organismo.

Frederick Vom Saal, dell'Università del Missouri, diversi anni fa ha scoperto, sui topi, che il bisfenolo provoca alterazioni nella prostata del feto: alla nascita non sono visibili malformazioni, ma con gli anni quelle alterazioni portano a tumore.

Giulio Signorile, presidente della Federazione italiana endometriosi, in aprile ha presentato uno studio che mette in correlazione la patologia dell'utero con l'esposizione in gravidanza al bisfenolo.

Mentre Sarah Janssen, del Naturai Resources Defence Council, ha trovato una correlazione tra bisfenolo e cancro al seno.

La questione al centro del dibattito oggi non è la pericolosità del bisfenolo, ormai accertata (sapendo anche che il suo rilascio aumenta di 55 volte se il recipiente di plastica viene riscaldato) ma la quantità tollerata dall'organismo.

Oggi l'EFSA considera sicura la soglia di 0,05 milligrammi per chilo corporeo.

Patricia Hunt, ricercatrice della Washington University che lo studia da anni, intervistata da Boote nel film, la pensa diversamente: «Nei miei esperimenti ho trovato effetti nocivi da bisfenolo anche a 0,02 milligrammi di dosaggio, cioè poco più di un terzo di quello oggi ritenuto innocuo».

«La cosa che mi ha sorpreso di più girando il mondo - continua Boote - è stato capire che scienziati, politici e authorities sono al corrente della pericolosità della plastica da parecchi anni. Ma nessuno ha stabilito regole e controlli per ridurre il rischio».

E questo per mancanza di alternative valide: il materiale estratto da mais e zucchero è caro, poco resistente alle alte temperature e deformabile.

«La buona notizia, però, è che, dopo aver evitato per un anno e mezzo bottiglie e stoviglie di plastica, ho rifatto le analisi e il bisfenolo era molto diminuito. Da allora cerco di usare ogni volta che posso il vetro: tra l'altro, bevande e cibo sono anche più buoni».

Come riporta il video inserito dal blog Cinefestival, noi come cittadini del mondo possiamo cominciare ad applicare la regola delle 4 erre, suggerisce Boote : rifiutare, ridurre, riutilizzare, riciclare (quello che si può).

Fonte: ilserpentedigaleno.blogosfere

Ultimo aggiornamento Giovedì 01 Luglio 2010 15:18
 
Autore di questo articolo: Massimilla Manetti Ricci

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