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Descrescita - Rifiuti Zero
Scritto da Francesca Riolo   
Mercoledì 26 Ottobre 2011 13:34

In molti abbiamo ormai sentito parlare delle 3 R della gestione rifiuti: Riduzione, Riuso, Riciclo. Non ci stancheremo mai di evidenziare di quanto le prime due R (soprattutto la prima) siano fondamentali perché la nostra società possa risultare sostenibile. Per quanto riguarda la terza, sono sempre più numerosi gli esempi in tutto il mondo di realtà, anche complesse, che hanno dimostrato come sia possibile spingere la raccolta differenziata a percentuali dell’80-90%.


Fino a qualche anno fa c’è chi parlava di una quarta R ovvero di Recuperare i rifiuti residui bruciandoli (chi è rimasto indietro lo fa ancora oggi…), tentativo che si è dimostrato avere un enorme impatto negativo per la salute umana e per l’ambiente, nonché essere molto dispendioso e disincentivare le altre R. Bruciare i rifiuti è tutt’altro che recuperali, il verbo originale la dice tutta!

E non sono solo i rifiuti bruciati ad andare in fumo, ma anche l’enorme quantità di rifiuti generati nelle varie fasi di creazione di quegli stessi rifiuti ad andare persi. Per ogni tonnellata di rifiuto a fine processo se ne producono in media ben 70 tonnellate a monte. E’ per questo che le prime 3 R risultano fondamentali alla creazione di processi di produzione-consumo sostenibili, e a queste oggi si aggiunge una rinnovata quarta R, ovvero Riprogettazione. Abbiamo detto che con un adeguato impegno delle amministrazioni è possibile riciclare fino all’80-90 percento dei rifiuti. Cosa fare dunque del rimanente 10-20%?

 


Ebbene quel 10-20% non dovrebbe esistere!!! Perché inserire nei flussi di produzione qualcosa che non è riciclabile quando esistono le alternative? Quel 10-20% dovrebbe essere eliminato mediante un’attenta Riprogettazione dei processi di produzione, in maniera volontaria o supportata dalla legislazione. Perché imballare dei biscotti in un poliaccoppiato non-riciclabile quando altre aziende riescono a proporli imballati in materiale riciclabile? Gli esempi sono numerosissimi. Noi siamo andati a sbirciare nei nostri bidoni del residuo e abbiamo iniziato a scrivere a tutti gli indirizzi posti sugli imballaggi che vi giacevano in quanto non riciclabili. Vi invitiamo a fare lo stesso e proponiamo di seguito un’email esempio da inviare a tutte le aziende che si avvalgono ancora di questo tipo di imballaggi. 
Speriamo che presto non si parlerà più di gestione di rifiuti ma solo di gestione di risorse perché in un modello sostenibile non c’è spazio per i rifiuti!



 

 

Gentile supporto, 
Vi contatto a nome di numerose persone che scelgono "la ditta XXXX" per la sua attenzione a soddisfare la richiesta di prodotti biologici ed equosolidali. Nonostante abbiamo visto e apprezzato un impegno nel fornire questo tipo di prodotti constatiamo che altrettanta attenzione non sia stata al momento dedicata nella scelta dei materiali di imballaggio che spesso risultano non riciclabili. Un esempio tipico è l'imballaggio "del prodotto XXX" che deve essere purtroppo smaltito nell'indifferenziato (e che nel mio caso spesso risulta uno dei pochi elementi ivi presenti).


Alcune aziende offrono già prodotti analoghi in imballaggi minimalisti e completamente riciclabili quindi non vediamo motivo per cui "la ditta XXXX"non possa adottarli con indubbi ritorni economici (acquisizione di clienti sempre più attenti a 
tale aspetto, anticipo su ormai auspicate legislazioni che bandiranno l'uso di materiali non riciclabili e via dicendo). 
Saremmo davvero lieti di ricevere una risposta in cui sia espressa la volontà di cogliere questa proposta con relative tempistiche.


Ringraziando per 
l’attenzione porgo 
Cordiali saluti


Ultimo aggiornamento Giovedì 15 Dicembre 2011 18:00
 
Autore di questo articolo: Francesca Riolo

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