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La vera democrazia “dal basso” PDF Stampa E-mail

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Descrescita - Democrazia
Scritto da Giuseppe Carpentieri   
Sabato 08 Maggio 2010 17:11

Anche in Italia cominciano a vedersi i primi esempi di vera democrazia “dal basso” e com’è ovvio che sia non sono i partiti tradizionali a diffondere metodi e strumenti democratici ma singoli cittadini e gruppi genuini che danno vita a vere liste civiche, cioè non maschere dei partiti.

Da diversi anni esistono associazioni culturali che diffondono tali metodi: i Democratici diretti ed il Movimento partecipazione di Genova, a questi si aggiungono PartecipAzione cittadini Rovereto. In Europa l’associazione democracy international controlla l’andamento politico e democratico degli Stati chiedendo l’introduzione di strumenti di democrazia diretta anche nell’Unione europea poca incline all’autoderminazione dei popoli.

La partecipazione e suoi strumenti sono di due tipi: la democrazia diretta pura e senza filtri e la democrazia partecipativa applicabile in ambito locale col bilancio partecipativo inventato a Porto Alegre dai movimenti cittadini ed istituzionalizzato con una riforma amministrativa.

Due libri raccontano molto bene le esperienze di partecipazione nel mondo: Paolo Michelotto, democrazia dei cittadini, Troll e Thomas Benedikter, democrazia diretta, Sonda.

In questo periodo abbiamo assistito a due sperimentazioni molto interessanti, la Rete dei cittadini nel Lazio che imita il progetto di Lista Partecipata ed ora il progetto di lista civica a Rovereto.
Inoltre, da diversi anni l’Associazione Rete Nuovo Municipio diffonde la conoscenza di strumenti partecipativi agli Enti locali, soprattutto Comuni attraverso tecniche di pianificazione partecipata, sempre derivanti dalle procedure deliberative del bilancio partecipativo.

Sintetizzando ecco gli strumenti del potere supremo, della sovranità popolare irrinunciabile ed indispensabile per parlare di democrazia, governo del popolo, in assenza di tali strumenti si parla giustamente di regime totalitario e di dittature.

Gli strumenti:

  • iniziativa popolare
  • referendum abrogativo
  • bilancio partecipativo deliberativo

Per poter esser efficaci e non una presa in giro questi strumenti non devono avere i limiti presenti nelle norme italiane.

  • L’iniziativa popolare deve essere vincolante per i dipendenti eletti, cioè essi devono avere l’obbligo di valutarla in un tempo ragionevole e se non fossero d’accordo la decisione torna al popolo sovrano con referendum confermativo senza quorum di validità.
  • Il referendum abrogativo non deve avere quorum di validità.
  • Il bilancio partecipativo deliberativo è quello strumento che consente ai cittadini di proporre e decidere come spendere una parte o tutto il bilancio del proprio comune, le proprie tasse. Esso non deve essere consultivo.

E’ determinante comprendere il concetto del quorum poiché è alla base dell’elementare principio democratico: chi partecipa decide e mai il contrario. Si tratta delle regole elementari del metodo democratico che poggia su criteri aritmetici: maggioranza, minoranza; e poi dialogo, informazione e partecipazione al processo decisionale. In Italia, con l’inganno, i cittadini usano strumenti di democrazia diretta inefficaci: l’iniziativa ed il referendum mentre in Svizzera gli stessi strumenti sono alla base della vita politica condivisa. Solo in Italia esiste un quorum di validità del 50%+1 degli aventi diritto al voto e, solo in Italia numerose iniziative popolari giacciono nei cassetti senza esser valutate dal Parlamento. Solo in Italia gli strumenti di partecipazione previsti per gli Enti locali non fanno parte degli Statuti ma solo le ridicole Consulte, istituto giuridico scritto per distruggere la partecipazione dei cittadini e far aumentare l’apatia politica che aiuta i partiti tradizionali prezzolati dalle banche. In Svizzera accade il contrario per mezzo di strumenti efficaci, infatti i dipendenti eletti contano molto meno dato che il popolo sovrano possiede strumenti decisionali e di controllo realmente efficaci.

Negli USA esiste persino la revoca del mandato, utilissimo strumento di controllo sugli eletti per mezzo del bilancio a metà mandato elettorale. Tale metodo di controllo sarebbe l’ideale in tutti gli Enti territoriali e cioè la verifica a metà mandato elettorale sulle promosse fatte tramite il programma elettorale e la verifica delle stesse sul bilancio economico locale. Di solito è la Corte dei Conti l’organo di controllo sulle casse locali e nazionali ma la lentezza della macchina non consente un’efficace controllo se non ad errori già fatti. I cittadini sovrani hanno il diritto e dovere morale di controllare i bilanci degli Enti locali e per tanto il bilancio di mandato sarebbe un utilissimo strumento preventivo sulla corruzione. Per mezzo di un referendum popolare si potrà revocare il mandato al Sindaco od al Presidente per truffa a danni dello Stato, per reale negligenza sul programma elettorale ed associazione per delinquere prima che un giudice si possa pronunciare.

La vera democrazia è fortemente osteggiata dal potere invisibile (organizzazioni sovranazionali, logge massoniche deviate, servizi segreti deviati, SpA e banche) per ovvie ragioni dato che attraverso questa forma governativa le lobby perderebbero controllo sulle masse e quindi potere. Gli strumenti servono ad integrare la democrazia rappresentativa e non vanno a sostituirla.

La democrazia rappresentativa non c’è più. La Costituzione italiana nonostante affermi che il potere supremo appartenga al popolo, ha previsto troppi poteri per i dipendenti eletti e strumenti inefficaci per il sovrano e; queste regole antidemocratiche, col tempo, hanno creato e stabilito una casta, un’oligarchia autoritaria che opprime il popolo sovrano. Bisogna democratizzare sia la Costituzione e sia tutti gli Statuti degli Enti territoriali inserendo i più avanzati strumenti di democrazia diretta per integrare l’obsoleta democrazia rappresentativa. I fatti dimostrano che i partiti tradizionali, corrotti ed immorali, non rappresentano la volontà popolare ma quella delle multinazionali.

 
Autore di questo articolo: Giuseppe Carpentieri

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