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Tutti stiamo percependo che il nostro Paese è in un continuo declino, molti possono comprenderlo meglio, quotidianamente, per ragioni di lavoro. Stiamo in bilico fra apatia, l’egoismo, l’indignazione e l’agire per far qualcosa. Quando arriviamo al punto di non poterne più scegliamo o di chiuderci in noi stessi o di uscire di casa per cercare di cambiare ma ci fermiamo subito, siamo disorientati, vogliamo fare qualcosa ma cosa? Il senso di impotenza fa crescere la nostra frustrazione. Esistono molti strumenti concreti che producono risultati impensabili. Uno di questi è l’open space technology (tecnologia dello spazio aperto di discussione) è uno strumento che consente a qualsiasi gruppo di persone, in qualsiasi tipo di organizzazione, di rendere incontri e riunioni di lavoro particolarmente interessanti e produttive. L’esperienza degli ultimi 15 anni ha anche insegnato che l’“aprire lo spazio”, se fatto intenzionalmente da leader e dirigenti di qualsiasi organizzazione, può creare organizzazioni motivate, in cui persone normali lavorano insieme producendo con regolarità risultati straordinari. In un incontro, un evento o in un’organizzazione che utilizza l’approccio Open Space, i partecipanti propongono e gestiscono in completa autonomia il programma di lavoro, organizzando sessioni parallele di gruppo, focalizzando la discussione su un argomento di importanza strategica, come ad esempio: Che strategia, gruppo, organizzazione o comunità gli stakeholder possono sostenere o sviluppare lavorando insieme?
Con un numero di partecipanti variabile tra 5 e 1000 persone – in workshop di una giornata, convegni di tre giorni o nella riunione settimanale di staff – ciò che accomuna gli Open Space è la capacità di dare forza, creare efficaci collegamenti, rafforzare la visibilità e la sostenibilità di ciò che sta già accadendo all’interno dell’organizzazione: progettazione ed azione, apprendimento e saper fare, vivo interesse e responsabilità, partecipazione e performance. L’Open Space funziona al meglio quando si affrontare qualcosa di complesso, con persone diverse che hanno idee e punti di vista differenti, c’è molta voglia di trovare delle soluzioni (e dunque rischio di potenziali conflitti), e ieri era il momento di decidere ed agire. Che ciò sia dovuto alla capacità di unire vivo interesse e responsabilità, all’energia di un buon coffee break, all’autorganizzazione consapevole, al mettere lo spirito al lavoro, al coniugare caos e creatività o alla semplice evoluzione organizzativa, ciò che è certo è che l’Open Space è uno strumento semplice e potente, capace di far si che le persone e le organizzazioni si muovano – quando è dove c’è ne più bisogno. |