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Come fare? PDF Stampa E-mail
Scritto da Giuseppe Carpentieri   
Venerdì 05 Febbraio 2010 16:11

Tutti stiamo percependo che il nostro Paese è in un continuo declino, molti possono comprenderlo meglio, quotidianamente, per ragioni di lavoro. Stiamo in bilico fra apatia, l’egoismo, l’indignazione e l’agire per far qualcosa. Quando arriviamo al punto di non poterne più scegliamo o di chiuderci in noi stessi o di uscire di casa per cercare di cambiare ma ci fermiamo subito, siamo disorientati, vogliamo fare qualcosa ma cosa? Il senso di impotenza fa crescere la nostra frustrazione. Esistono molti strumenti concreti che producono risultati impensabili.
Uno di questi è l’open space technology (tecnologia dello spazio aperto di discussione) è uno strumento che consente a qualsiasi gruppo di persone, in qualsiasi tipo di organizzazione, di rendere incontri e riunioni di lavoro particolarmente interessanti e produttive. L’esperienza degli ultimi 15 anni ha anche insegnato che l’“aprire lo spazio”, se fatto intenzionalmente da leader e dirigenti di qualsiasi organizzazione, può creare organizzazioni motivate, in cui persone normali lavorano insieme producendo con regolarità risultati straordinari.
In un incontro, un evento o in un’organizzazione che utilizza l’approccio Open Space, i partecipanti propongono e gestiscono in completa autonomia il programma di lavoro, organizzando sessioni parallele di gruppo, focalizzando la discussione su un argomento di importanza strategica, come ad esempio: Che strategia, gruppo, organizzazione o comunità gli stakeholder possono sostenere o sviluppare lavorando insieme?

Ultimo aggiornamento Venerdì 05 Febbraio 2010 21:32
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Class action contro Luca Zaia subito! PDF Stampa E-mail
Scritto da Giuseppe Carpentieri   
Venerdì 29 Gennaio 2010 17:47

Non ci sono parole per descrivere il delirio del Ministro Zaia. Tutti i ristoratori, i consorzi agricoli e lo Slow Food Italia sono autorizzati a chiedere i danni non al Ministero ma al sig. Luca Zaia poiché non è autorizzato a patrocinare col nome ed il simbolo della Repubblica il marchio di una SpA e, soprattutto se questo marchio è l’opposto dei valori e della cultura italiana. I Ministri non devono fare promozione per le SpA ma applicare la Costituzione. Inoltre, Zaia è il Ministro dell’agricoltura pagato dagli italiani per promuovere la cultura e le tradizioni agricole italiane e non i marchi delle SpA americane.

Non oso immaginare e calcolare il danno di immagine ma, le associazioni sono autorizzate a creare un’azione collettiva risarcitoria nei confronti dei funzionari pubblici che hanno firmato tale accordo.

In generale, nessuno Ministro può patrocinare attività di SpA che ledano l’immagine e cultura della Repubblica italiana e dei suoi cittadini. In una vera democrazia sarebbe partita l’immediata procedura di revoca del mandato.

Ultimo aggiornamento Venerdì 05 Febbraio 2010 21:30
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Conoscenza ed etica PDF Stampa E-mail
Scritto da Giuseppe Carpentieri   
Mercoledì 27 Gennaio 2010 17:54

L’etica è quell’atteggiamento giusto che misura la qualità della nostra vita e se vale la pena o meno di viverla. La democrazia è quell’agorà e quel metodo condiviso per deliberare scelte collettive dove il singolo individuo può esprimersi liberamente. Le scelte sono connesse alla presenza o meno di etica nella maniera di informarsi e di formarsi. In questi frangenti sappiamo se siamo liberi di comprendere e di scegliere per noi e per gli altri e questo aspetto è direttamente legato all’accesso della conoscenza. Chi controlla la conoscenza e l’informazione determina il livello di democrazia di una comunità ed oggi esiste una forte contraddizione data dal fatto che ognuno può accedere alla conoscenza senza “filtro” (internet e biblioteche) ma pochi lo fanno. In sostanza la cultura è anche “fondazione” di etica legata alla coscienza umana.

 

Aristotele: il fine dell’uomo non è solo quello di sopravvivere, ma di vivere bene, cercando di realizzare i propri desideri e la felicità, ecco che né la famiglia, né il villaggio posson bastare, ecco che il villaggio si ingrandisce, o si unisce ad altri villaggi, insomma: ecco la città, la polis, che non è solo un agglomerato di case e famiglie, ma qualcosa di più ampio e profondo. Alla base di questa tendenza comune, secondo Aristotele, è la natura dell’uomo, che è socievole, e che è fatto per vivere nelle città.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 27 Gennaio 2010 17:57
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Decrescita, documenti video e audio PDF Stampa E-mail
Scritto da Vincenzo Bruno   
Mercoledì 20 Gennaio 2010 15:58

Ecco a voi due brevi video/presentazioni attraverso i quali potersi affacciare alle tematiche della decrescita. Sono un ottimo stimolo per cominciare ed avere un'idea su quali principi cardine si basa la decrescita. Inoltre volevo segnalarvi che il sito nazionale del movimento della decresita felice (MDF) presenta diverse sezioni, all'interno delle quali condivide video e documenti molto utili ed interessanti, inerenti al mondo della decrescita:

In particolare volevo segnalarvi la sezione "audiolibri", nella quale trovate il libro "la decrescita felice" di Maurizio Pallante in formato mp3. In Italia, il movimento della decrescita felice vede in Pallante un forte promotore e saggista di riferimento per la diffusione delle tematiche della decrescita felice.

Potete scaricarlo gratuitamente, vi invito ad ascoltarlo e a condividerlo con i vostri amici.

Buon ascolto.

Ultimo aggiornamento Lunedì 25 Gennaio 2010 23:13
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20 tesi contro l'eco-capitalismo PDF Stampa E-mail
Scritto da Vincenzo Bruno   
Martedì 12 Gennaio 2010 19:13

20 tesi contro l'eco-capitalismo (new green deal)

Questo documento è stato scritto prima dell'incontro mondiale sul clima di Copnhagen. Gli autori sono Tadzio Mueller and Alexis Passadakis. Alexis è membro del consiglio di coordinamento di ATTAC Germania, Tadzio fa parte del gruppo redazionale di Turbulence. Entrambi sono attivi nell’emergente movimento di Climate Justice.

 

1. L’attuale crisi economica mondiale segna la fine della fase neoliberista del capitalismo. Business as usual (finanziarizzazione, deregulation privatizzazione) non è più una scelta possibile: i governi e le corporation dovranno trovare nuovi spazi di accumulazione e nuovi tipo di regolazione politica per far sopravvivere il capitalismo.
2. Insieme alla crisi economica politica ed energetica c’è un’altra crisi che sta attraversando il mondo: la biocrisi, risultato della contraddizione tra sistema di sostegno all’ecologia che garantisce la sopravvivenza umana e bisogno capitalista di una crescita costante.
3. Questa biocrisi è un pericolo immenso per la sopravvivenza collettiva, ma come ogni crisi presenta anche un’opportunità storica per i movimenti sociali: l’opportunità di colpire la vena giugulare del capitalismo, il suo bisogno di una crescita incessante distruttiva e folle.

Ultimo aggiornamento Martedì 12 Gennaio 2010 19:13
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Alimentazione sostenibile PDF Stampa E-mail
Scritto da montevegliotransizione.wordpress.com   
Sabato 09 Gennaio 2010 12:16

Tratto da montevegliotransizione.wordpress.com

 

ominidi

 

Sabato scorso Davide Bochicchio ci ha raccontato una serie di cose sorprendenti sul nostro attuale stile e sistema alimentare. Il modo in cui mangiamo, e mi riferisco al mondo occidentale industrializzato, ci sta trasformando e ha conseguenze piuttosto gravi sul pianeta.

Questa prima conferenza era un esperimento per capire come trasmettere una grande quantità di informazioni che ci pare giusto che tutti abbiano e grazie ai commenti ricevuti sabato e nei giorni successivi stiamo già procedendo alle modifiche necessarie a renderla, almeno speriamo, più chiara ed efficace.

Proviamo ora, a beneficio di chi non c’era, a fare un rapido riassunto dei concetti principali. Il punto più importante che vorremmo trasmettere è che nonostante tutto il nostro potere economico e gli incredibili mezzi che abbiamo a disposizione stiamo mangiando male, cose che ci fanno ammalare e che ci portano verso un destino di obesità. Ma non basta. Mangiando in questo modo stiamo producendo un’enorme quantità di gravissimi danni ambientali e sociali in tutto il mondo. Vediamo perché…

Ultimo aggiornamento Sabato 09 Gennaio 2010 12:31
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Dal punto di vista delle piante PDF Stampa E-mail
Scritto da Vincenzo Bruno   
Martedì 15 Dicembre 2009 20:15

Per arrivare a produrre il cambiamento è estremamente importante mettere ogni persona nelle condizioni di vedere la realtà nel modo più oggettivo possibile. Il mondo è molto diverso da quello che noi percepiamo o immaginiamo, ci sono aspetti della realtà che trascuriamo completamente o diamo per scontati e che invece condizionano pesantemente la nostra vita e la struttura stessa del sistema in cui viviamo.

Il cibo è sicuramente uno di questi. Ecco perché questo filmato è molto utilie permette di aprire gli occhi sull’universo del cibo e su quanto la nostra fame abbia modificato il mondo portandoci a derive assolutamente deleterie. Ma fino a che non riuciamo a rendere questo percepibile alle persone non sarà possibile immaginare un cambiamento. (1)

 

E se la coscienza umana non fosse il fine e il tutto del darwinismo? E se fossimo semplicemente pedine nell'intelligente strategia del mais per la conquista del pianeta? L'autore Michael Pollan ci chiede di guardare il mondo dal punto di vista delle piante.

Ecco a voi l’intervento del nostro amico Pollan sottotitolato in italiano ancora una volta grazie alla ormai leggendaria squadra traduzioni di Transition Italia.

Ultimo aggiornamento Sabato 09 Gennaio 2010 12:50
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Oltre la bioeconomia PDF Stampa E-mail
Scritto da Giuseppe Carpentieri   
Lunedì 28 Dicembre 2009 11:55

(Fonte: peppecarpentieri.wordpress.com)

Lo “spezzatino” degli studi scolastici ed universitari, cioè lo “spezzatino della conoscenza” diffusa fra gli studenti ed i cittadini aiuta l’élite del potere invisibile (“mafia, camorra, logge massoniche anomale, servizi segreti incontrollati e protettori dei sovversivi che dovrebbero controllare” Norberto Bobbio) ad addomesticare le coscienze. Decenni di “insegnamenti deviati” hanno contribuito a formare perfetti schiavi che hanno smesso di immaginare un mondo migliore di questo, diverso da questo e soprattutto hanno smesso di sognare un mondo fatto dagli esseri umani per gli esseri umani senza ingiustizie e disuguaglianze. La maggioranza dei cittadini sogna ciò che programmi scolastici non etici, e la pubblicità delle SpA insieme alle religioni hanno ordinato loro di pensare ed aspirare. L’irragionevole modello competitivo instillato nei nostri stili di vita e modi di pensare non ci consente di esser liberi e di vivere come dovrebbe fare un vero essere umano indipendente dagli sciocchi dogmi inventati dal potere invisibile per controllare le masse.  In sostanza, la maggioranza dei cittadini non è neanche libera di sognare qualcosa che assomigli ai reali bisogni degli esseri umani confondendo la capacità di spendere una “moneta privata” con la libertà di scegliere.

 

Ultimo aggiornamento Martedì 29 Dicembre 2009 19:36
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Picco del petrolio PDF Stampa E-mail
Scritto da Giulia Gonella   
Mercoledì 23 Dicembre 2009 03:36

Fin dagli inizi del ventesimo secolo, l'abbondanza di petrolio ha permesso ad una società industriale basata sul carbone di accelerare il suo "sviluppo" in maniera massiccia. Da allora, ogni anno c'è sempre stato bisogno di più petrolio (ad eccezione dei due shock petroliferi negli anni '70, quando le crisi nel Medio Oriente furono causa di una recessione mondiale). Ed ogni anno la società ha aumentato la sua complessità, la sua meccanizzazione, la sua interconnessione globale e il suo consumo energetico.

 

Lo sviluppo economico dell'intera umanità è oggi prevalentemente basato sulla disponibilità di petrolio a basso costo. Il petrolio entra direttamente o indirettamente in tutti i settori dell'economia. Solo per fare un esempio, l'agricoltura moderna è pesantemente dipendente dal petrolio, sia come combustibile per i macchinari agricoli che per la produzione di fertilizzanti e pesticidi.

 

Una sempre crescente quantità di petrolio ha alimentato la crescita delle economie industriali;

  • Il 40% di tutta l'energia primaria mondiale viene dal petrolio

  • Il 90% di tutta l'energia usata per i trasporti viene dal petrolio

  • Il 65% del petrolio viene usato per fare carburanti

  • Del restante si fa energia elettrica, riscaldamento degli edifici, asfalti, materie plastiche, fertilizzanti, prodotti chimici e medicinali.

 

Se non si inizia da subito a prendere provvedimenti per ridurre la nostra dipendenza dal petrolio, è facile predire che le conseguenze del picco saranno recessione, impoverimento della società, guerre per le risorse, conflitti globali.

 

Ultimo aggiornamento Domenica 27 Dicembre 2009 18:28
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