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La storia dei cosmetici
Scritto da Vincenzo Bruno
Martedì 27 Luglio 2010 17:35
La storia dei Cosmetici (The Story of Cosmetics 2010) esamina l'uso di sostanze chimiche tossiche nei prodotti per la cura personale usati ogni giorno, dai rossetti ai baby shampoo. Prodotto da Free Range Studios presentato da Annie Leonard e tradotto in italiano da Paolo Russo.
Per avere un città verde e non scadere nella propaganda o peggio nel vendere illusioni utili solo alle SpA non c’è bisogno di fare proclami altisonanti ma solo di guardarsi dentro, essere onesti, umili e comprendere innanzitutto chi siamo e dove stiamo, due coordinate fondamentali a qualsiasi cittadino e comunità che intenda, sinceramente, riequilibrasi con la natura. Sfogliando la letteratura urbana si trovano centinaia di progetti ecologisti rimasti sulla carta perché il principio ordinatore dei Consigli comunali non è l’etica ma la rendita. Sono poche le città italiane non coinvolte dalla speculazione edilizia, si tratta di piccoli centri non considerati dai piani di sviluppo regionale “progressisti” e, dove la cultura criminosa della crescita ha inciso meno sono sorti i Parchi naturali e le “aree protette”, pensateci abbiamo bisogno di “aree protette”, ma perché il resto deve essere distrutto?
Giuseppe Carpentieri (MDF Parma) risponde all'intervista di Paolo Ferrero.
Caro direttore Marsiletti, chi vi scrive è un socio del Movimento per la Decrescita Felice (MDF) di Parma nonché membro del direttivo nazionale, dopo aver letto l’intervista pubblicata, di Paolo Ferrero su Parmadaily (11 luglio 2010), mi è parso doveroso scrivere un chiarimento per i lettori della sua testata. Prima di tutto è meglio chiarire che in Italia si sono sviluppate diverse opinioni politiche circa il concetto di decrescita e diversi modi di affrontare tale argomento, c’è chi discute in ambito teorico concettuale e chi tenta di applicare tale teoria. C’è chi pensa debba essere un partito e chi pensa debba essere un cambio di paradigma culturale che non ha colori di partito ma riguarda la società intera. Ricordiamo che la decrescita fonda la sua teoria politica sul concetto di bioeconomia e già questo aspetto dovrebbe far pensare a chi né discute, forse a volte senza approfondire, che nessun soggetto politico esistente pone al centro del pensiero i problemi derivanti dagli attuali sistemi produttivi, che ahimé sono tutti fondati sulla termodinamica classica e, l’economia di sistema (macro e micro) ignora tali leggi della fisica, compreso l’attuale sistema di capitali sia esso monetario, finanziario (borse telematiche) che appunto produttivo (industria).
Lunedi 12 luglio 2010 alle ore 21 si svolgerà un open space technology: "Parma in transizione", in strada del Taglio 2 presso il circolo MU.
L'open space è un metodo di lavoro per creare in libertà, proporre soluzioni e sviluppare l'intuizione dei singoli. Il circolo MDF Parma sperimenta per la prima volta tale metodo. Chiunque può partecipare ma si consiglia di segnalare la propria presenza per consentire di preparare al meglio lo sviluppo dei lavori.
Ultimo aggiornamento Mercoledì 14 Luglio 2010 09:13
Come difendere l’orto dai parassiti
Scritto da Vincenzo Bruno
Martedì 06 Luglio 2010 11:31
Rimedi naturali per difendere l’orto dai parassiti
Devo proteggere il mio orto dall'attacco di parassiti animali, vegetali e da malattie fungine. Non voglio utilizzare antiparassitari chimici per vari motivi: eliminano le specie di insetti utili alle piante ed al loro ecosistema, si disperdono nell'ambiente, ricoprono frutta e verdura di cui noi ci cibiamo. La soluzione è orientarsi verso un giardinaggio naturale e biologico, le cui tecniche tendono ad introdurre specie di insetti e vegetali, che combattono i parassiti dannosi.
Per proteggere l'orto e i fiori è utile seguire alcuni consigli di base:
favorire il proliferare di insetti utili come la coccinella, lombrichi, api e libellule; aiutano ad affrontare le infestazioni da insetti in maniera naturale
tenere le foglie controllate e rimuovere parassiti dannosi, se in numero limitato
lavare la pianta con un getto di acqua, di latte o ancora meglio di olio di semi per combattere eventuali invasioni
non strappare le erbacce che contribuiscono all'equilibrio ecologico dell'orto
non eliminare le ortiche perchè allontanano insetti dannosi e parassiti di ogni genere
rimuovere le foglie dei cavoli a terra che attirano sia chiocciole che cavolaie
piantare rosmarino, timo, salvia e menta fra le file di cavoli; essi proteggono dalle cavolaie
utilizzare dei tessuti non tessuti, che permettono il passaggio dell'aria e della luce, per creare una barriera contro gli insetti.
Ultimo aggiornamento Mercoledì 07 Luglio 2010 11:47
"Tante volte penso che se fossi nata uomo certi conflitti interni che mi rendono frustrata e ansiosa non li avrei"
Sarebbe stato meglio nascere maschio o femmina? Uguale, spesso mi rispondo.
Oggi, nell’Occidente industrializzato, le disparità tra uomo e donna non sono poi così tante ed io, comunque, ho la fortuna di godere di una serie di diritti che purtroppo le mie ave non avevano e le donne di altri Paesi nel mondo non hanno tuttora.
Soprattutto abitando in una grande città, anche se fossi un uomo vivrei il malessere di sentirmi la rotella di un grande ingranaggio: la società iper-produttiva e iper-consumistica che vuole consumatori al posto di persone e che cerca di stritolare al suo passaggio tutto ciò che incontra, compresi il senso critico ed il buonsenso dei cittadini.
Poi mi fermo a considerare le vite di mia nonna o di mia madre paragonate alla mia: se loro invidiano la mia (pseudo) libertà, io invidio loro per i rapporti sociali e familiari che avevano.
Tante volte penso che se fossi nata uomo certi conflitti interni che mi rendono frustrata e ansiosa non li avrei.
Cedere a quella parte di me che vuole tranquillità, benessere ed essere mite senza dominare, o a quella che necessita di esprimere la propria personalità ed avere un posto nel mondo (e che per farlo ha bisogno di imporsi con forza)?
Tentare di fare carriera nel lavoro con lo slancio aggressivo che ciò comporta o relegare la vita professionale in secondo piano per dare spazio a famiglia e casa?
Questo breve film di animazione visiva che stai per vedere è una storia della profezia Hopi.
La storia di uomo che scendendo la strada sbagliata, un giorno ha la possibilità di trovare la via della pace e dell'amore. Quello a cui stiamo assistendo in tutto il mondo con le guerre, i genocidi, le malattie, i cambiamenti climatici come il riscaldamento globale, che sono stati preannunciati da molti profeti e dei popoli indigeni. Questa è la storia di immagini animate con la colonna sonora, che vanno a scuotere le tue radici. Dobbiamo spostare verso questa strada, la strada rossa, senza esitazione.
Diretto da Catherine Margerin, prodotto da Media Luna il filmato è stato pubblicato con il consenso e la visione di Willy Whitefeather, visionario della tribù "HOPI" .
Bruce Weaver sta attualmente lavorando su un documentario che racconta questa storia e dove vengono intervistati sciamani indiani quali Willy Whitefeather e molti altri visionari e profeti del nostro tempo.
Plastic Planet il film documentario sui danni della plastica
I film documentario sono un efficace canale di informazione per denunciare abitudini e consumi di vita quotidiana che ci portiamo a braccetto senza neanche farci troppo caso.
Così è stato per il film 'Supersize me' di Morgan Spurlock, pellicola denuncia contro la qualità del cibo di Macdonald's ed ora è la volta di Plastic Planet, documentario sull'inquinamento del derivato del petrolio (come se non bastasse il top kill del Golfo del Messico) del regista viennese Werner Boote presentato nell'ambito di Cinemambiente a Torino proprio in questi giorni.
E' molto vasta, accurata e lunga la documentazione raccolta prima di girare il film: 10 anni di viaggi durante i quali l'autore ha incontrato scienziati, politici e industriali, alla ricerca degli effetti di quei 60 milioni di tonnellate annue di plastica prodotti e dell'impatto sul nostro corpo e sull'ambiente.
Un servizio dalla città nella quale "il potere politico è la proiezione di un'imprenditoria senza scrupoli". Non è la sola.
La città ducale perde i suoi simboli e viene asfaltata per far posto a megasupermercati. Il potere politico è la proiezione di un’imprenditoria senza scrupoli
Cambiando l'ordine dei fattori il risultato non cambia: cemento.
(Il Fatto quotidiano, 27 giugno 2010) Parma. Fra 22 anni sparirà il formaggio italiano più venduto nel mondo. La febbre del mattone seppellisce l’erba dalla quale nasce il parmigiano-reggiano. A tavola grattugeremo cemento. L’erba è il petrolio di questa pianura. Dalle sue virtù nasce un formaggio che non ha bisogno di coagulanti, formalina indispensabile ai grana padani. Regalo della natura sul quale è cresciuto il benessere. Ecco l’allarme: ogni giorno nella provincia di Parma scompare un campo da calcio. Case, palazzoni, capannoni. L’allarme non viene da un ambientalista rompipalle: catastrofe annunciata da Andrea Zanlari, presidente della Camera di Commercio di Parma e da Alfredo Peri, assessore regionale a Bologna. “Non è più possibile che siano i comuni a gestire in solitudine l’espansione edilizia erodendo i terreni agricoli per fare soldi col pronto cassa delle urbanizzazioni”. Perché dirlo proprio a Parma? Perché la città della grazia è ormai simbolo della città mattone. E 90 anni dopo ricomincia con le barricate. Un torrente divideva la borghesia dei palazzi, città padrona, dai figli del popolo guidati da Guido Picelli: nel 1922 riesce a non far passare i ponti alle camicie nere di Italo Balbo. E quando Mussolini al potere “riqualifica“, sventrando, i quartieri dei ribelli e Balbo torna vincitore dalla trasvolata americana, viene accolto da scritte beffarde: “Hai attraversato l’Atlantico ma la Parma (il torrente) no“. Il municipio della destra (municipio della “città cantiere“) insiste nella riqualificazione; tornano le disobbedienze. Civili, ma tenaci. Commercianti e abitanti non accettano i progetti decisi dalla giunta dei mattoni, o “dei mercatini“ come ironizza chi ha i negozi svuotati dalla febbre degli ipermercati: nelle periferie spogliano il centro storico come nella Parigi di 30 anni fa. Ma la Parigi pentita rimedia. Per rianimarla, Chirac e Sarkozy favoriscono il ritorno delle botteghe nelle strade dalle quali la speculazione le aveva strappate: agevolazioni fiscali, mutui straconvenienti, “Parigi non può diventare un museo. Il commercio aiuta a vivere assieme. Vi aspettiamo“.